Le poesie sul viaggio

 

Il tema e il senso di questa seconda edizione di Classe di lettori,

nelle poesie sul viaggio per

rivivere l’avventura di ogni lettore.

Con esse auguriamo Buon Viaggio e Buone letture 

alle classi iscritte che hanno appena iniziato il percorso 

e a tutte quelle che si uniranno entro il 31/10/2022!

Emily Dickinson (1873)

 

Non esiste Veliero che come un libro

Possa rapirci in Terre lontane

Nè eleganti Destrieri che possano correre

E impennarsi come una Pagina di Poesia –

E’ questo il Viaggio che persino il più povero

Potrà intraprendere senza il peso del Pedaggio –

Tanto è economica la Carrozza

Che trasporta l’anima degli Umani.

 

Lo strano viaggiatore

di Gianni Rodari
Una volta c’era un signore
uno strano viaggiatore
che viaggiava in macchina…
da scrivere!
Che c’è di strano?
Non a tutti piace il treno
o l’aeroplano.
Come faceva? Così:
batteva sul tastino
della “T”
ed eccolo a Torino.
Toccando la zeta
sbarcava a Gaeta.
Per andare nel Perù
pigiava la lettera “u”.
Una volta, in Estremadura,
ebbe una brutta avventura.
Lo insguivano i banditi…
Ma lui, niente paura:
rotolò sul sentiero
una fila di “zero”:
000000000.
Capitombolo generale:
la banda finì all’ospedale.
Notte e giorno dalla sua stanza
usciva un ticchettio,
un calpestio di tasti,
di fogli un gran fruscio.
Ora la macchina tace.
Il viaggio è terminato.
Il nastro riposa in pace,
un po’ bucherellato.
Ma se andate in libreria
vedrete nella vetrina
una nuova copertina.
Lo strano viaggiatore
era dunque uno scrittore?
Viaggiava nella fantasia?
Può darsi, naturalmente.
Ma, caso più sorprendente,
migliaia di persone
con il suo libro in mano
rifanno il suo viaggio
senza muoversi dalle poltrone,
senza prendere treno
né aeroplano…

Elegia di viaggio

di Wislava Szymborska
Tutto è mio, niente mi appartiene,
nessuna proprietà per la memoria,
e mio finché guardo.Dee appena ricordate, già incerte
delle proprie teste.

Della città di Samokov solo la pioggia,
nient’altro che la pioggia.

Parigi dal Louvre fino all’unghia
si vela d’una cateratta.

Del boulevard Saint-Martin restano scalini
e vanno in dissolvenza.

Nient’altro che un ponte e mezzo
della Leningrado dei ponti.

Povera Uppsala,
con un briciolo della grande cattedrale.

Sciagurato ballerino di Sofia,
corpo senza volto.

Ora il suo viso senza occhi,
ora i suoi occhi senza pupille,
ora le pupille di un gatto.

L’aquila del Caucaso volteggia
sulla ricostruzione d’una forra,
l’oro falso del sole
e le pietre finte.

Tutto è mio, niente mi appartiene,
nessuna proprietà per la memoria,
e mio finché guardo.

Innumerevoli, inafferrabili,
ma distinti fino alla fibra,
al granello di sabbia, alla goccia d’acqua
– paesaggi.

Neppure un filo d’erba
conserverò visibile.

Benvenuto e addio
in un solo sguardo.

Per l’eccesso e per la mancanza
un solo movimento del collo.