Le sfide dell’era del covid

 La povertà educativa minorile nell’indagine di “Con i bambini”

A pochi giorni dalla celebrazione della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, e nell’ambito dell’individuazione delle priorità di investimento dei fondi del PNRR, l’attenzione degli operatori del settore è rivolta alle sfide aperte dal covid in ambito minorile.

Il 18 novembre 2021 l’impresa sociale “Con i bambini” ha presentato i risultati di un’indagine svolta dall’Istituto Demopolis, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

I protagonisti

L’impresa sociale Con i Bambini è una società senza scopo di lucro, nata nel 2016 per attuare i programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, e interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

Il Fondo, nato nel 2016 su impulso delle Fondazioni di origine bancaria, grazie a un accordo fra l’Acri e il Governo, con la collaborazione del Forum Nazionale del Terzo settore, è gestito dall’Impresa Sociale “Con i Bambini”, e viene alimentato dai versamenti effettuati annualmente dalle Fondazioni di origine bancaria.

Ha un valore di oltre 600 milioni di euro, destinati a sostenere interventi sperimentali finalizzati a raggiungere la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori.

L’indagine

L’indagine, svolta dall’Istituto Demopolis, tra il 4 ed il 12 novembre 2021, ha riguardato 3356 italiani. Tra i campioni intervistati sono presenti rappresentanti di genitori di figli minorenni, insegnanti, operatori del terzo settore.

Il primo dato rilevante è che la pandemia ha accentuato alcuni problemi dei bambini/ragazzi. Gli intervistati hanno registrato:

-una maggiore dipendenza da smartphone,

-una regressione degli apprendimenti,

-una perdita della socialità,

-una maggiore esclusione dei più fragili,

-un incremento della povertà materiale

-ed una riduzione degli stimoli esterni alla scuola.

Dall’emergenza sanitaria, emerge una scuola peggiorata nell’organizzazione e nelle opportunità offerte.

Secondo il 46% degli intervistati, gli stimoli extrascolastici per la crescita dei ragazzi sono più importanti oggi rispetto a prima della pandemia.

Accanto ad una scuola in difficoltà, che necessita di investimenti e rilancio, si evoca la figura della comunità educante. Cresce l’opinione che la scuola non può essere l’unica istituzione ad occuparsi della crescita dei bambini: 8 persone su 10 ritengono che la crescita e l’apprendimento dei ragazzi non avviene soltanto a scuola.

In particolare i genitori di figli minori evidenziano la necessità che sia sempre garantita la continuità scolastica, la socialità, le attività sportive e ludiche.

Uno specifico settore della ricerca ha riguardato i genitori di bambini che hanno partecipato ai progetti extrascolastici di “Con i bambini”. Da questo ramo dell’indagine è emerso che le attività extrascolastiche producono rilevanti benefici:

-per gli adulti una riduzione della competitività, in favore di una maggiore collaborazione ed una consapevolezza di essere parte di una comunità educante

-per i bambini l’acquisizione di sicurezza personale e autostima, di spirito di gruppo e senso di comunità, il rispetto delle regole e civismo. Inoltre 1 su 2 ha scoperto talenti e passioni che non pensava di avere, e il 43%  ha maturato responsabilità personale e frequentato la scuola con maggior interesse e partecipazione.

Riflessioni

La pandemia ha messo a dura prova la scuola. Ciò che è sopravvissuto è un’Istituzione che merita una grande attenzione, un sostegno serio da parte della politica, una pianificazione a lungo termine. La scuola deve avere centralità in un Paese che vuole sconfiggere la povertà educativa minorile.

Un paese ricco, dove si fanno pochi figli, e dove circa il 13,5 degli under 18 vive in povertà assoluta, ha difficoltà a mangiare, a vestirsi, a curarsi e ad andare a scuola, senza alcuna possibilità di affrancarsi da questa situazione.

Si tratta di problemi che esistevano prima del covid e che adesso sono riaffiorati in superficie in forma più netta.

Accanto ad essi ci sono nuove sfide lanciate proprio dalla pandemia, come quella della socialità, delle nuove dipendenze, della condizione psicologica ed emotiva dei giovani, degli spazi cittadini destinati ai bambini e agli adolescenti, e molti altri.

Da questo punto di vista, le associazioni del terzo settore offrono un grande ventaglio di opportunità di crescita per i bambini e i ragazzi.

L’impressione è che ci sia bisogno di un maggior coordinamento tra le agenzie educative del Paese. Si avverte la necessità di un programma che preveda una sinergia tra scuole e associazioni, affinchè possano concretamente lavorare insieme, in modo simultaneo per il raggiungimento del medesimo fine, ovvero il migliore percorso di crescita globale per i nostri giovani.