La forza curativa della narrazione

La medicina narrativa

La Medicina Narrativa nasce sul finire degli anni Novanta in America, con lo scopo di coadiuvare la medicina tradizionale e sostenere un approccio al paziente basato sull’ascolto, l’accoglienza umanistica, la cura della sfera emotiva accanto alla cura del corpo.

Si basa sulla considerazione che la salute non è soltanto l’assenza di malattia, e la salute mentale e fisica si influenzano vicendevolmente.

All’interno del grande contenitore della Medicina Narrativa, di cui la Città di Ravenna è promotrice, c’è il concetto di cura attraverso la scrittura e la lettura.

Iniziamo ad addentrarci nella narrazione creativa.

Una narrazione mossa dalla creatività ha il potere di portare fuori contenuti inattesi. Capita a volte che rileggendo dopo un pò di tempo delle pagine scritte in alcuni periodi della nostra vita, rimaniamo sorpresi per le cose che emergono di noi da quel testo o per non ricordare affatto di averlo composto con quelle parole.

La scrittura consente di percepirsi, e questo fa parte della cura. Una cura che non si basa sulla razionalità.

La medicina narrativa ha un grande ruolo nell’apertura di spazi nascosti che richiedono il nostro perdono. Perdono per noi stessi.

Amare se stessi significa comprendere che perdonarsi fa parte della guarigione e la guarigione interiore è parte della guarigione fisica, persino in caso di intervento chirurgico.

La creatività guidata ma libera, aperta agli impulsi, è in grado di tirare fuori da quegli spazi bui ciò che ci ha fatto male.

Tra i tanti doni della medicina narrativa c’è il saper giungere dove abbiamo nascosto emozioni che vanno liberate, per renderci conto di ciò che ci ha fatto male e finalmente iniziare il processo del nostro perdono.

I blocchi che ci portiamo dietro condizionano anche la nostra salute fisica.

Di questo si occupa anche la Biblioterapia, ovvero la terapia attraverso i libri. Si fonda sulla considerazione della lettura come terapia psicologica e strumento di autoaiuto. E’ dunque possibile prescrivere un libro come “compito a casa” per aiutare i pazienti nel percorso terapeutico.

I numerosi effetti benefici della lettura sul benessere della persona stimolano la conoscenza di sè, la consapevolezza del proprio disagio, il confronto e la ricerca di soluzioni. In pratica un libro è in grado di sollecitare il cambiamento.

Nei Paesi anglosassoni la Biblioterapia è applicata e diffusa, in particolare nel trattamento dei disturbi d’ansia, della depressione, dei disturbi del comportamento alimentare, sessuale, di lieve e media entità.

In Italia è meno frequente. E soltanto da qualche anno è possibile riscontrare alcune esperienze nelle carceri e negli ospedali.

Nella Biblioterapia i libri vengono scelti dal terapeuta e riguardano in qualche modo il disagio psichico presentato dal paziente. Può essere utilizzata non soltanto con gli adulti ma anche con bambini e adolescenti, eventualmente con il coinvolgimento dei genitori.

L’attività creativa legata alla lettura sviluppa l’intelligenza emotiva che consente lo sviluppo di abilità personali e sociali utili ad ogni età.